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martedì 2 dicembre 2014

di zuppa, di pane alla mela rosa dei Monti Sibillini !

 
di tutte le riviste o magazine che parlano di cibo in Italia, ce ne sono due che sono per il mio gusto e secondo il mio punto di vista quelle che più si avvicinano a quello che mi piace o perlomeno che mi danno spunti, idee, consigli e voglia di cucinare sempre qualcosa di diverso e nuovo. che poi ultimamente non riesco nemmeno più a postare qui nel mio blog, presa dal mio nuovo impegno “Under My Kitchen” ma cucinare quello sempre! allora ritornando alle riviste vi dicevo sopra che ci sono due riviste che preferisco e sono il magazine di “Jamie Oliver” e la rivista “Elle a Tavola”. pagine piene di appunti, indirizzi segreti, mise en place eleganti ed originali, ortaggi colorati, consigli super golosi etc.
oggi vi propongo due ricette che arrivano
dal magazine “Jamie- ricette che scaldano il cuore" con qualche mia variante ;-)
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martedì 4 febbraio 2014

crema di cannellini, ceci, aglio e anelli di cipolle arrosto con timo

le ricette che oggi vi propongo sono tratte dal libro “What Katie Ate” che in Italia è stato tradotto con “In cucina con Katie. Ricette e altri piccoli segreti”. in inglese vuol dire quello che ha mangiato Katie o quello che Katie ha mangiato. invertendo il soggetto il concetto è sempre quello! Beh vi domanderete ma chi questa Katie? per molte di noi foodblogger è una domanda semplicissima ma per chi ancora non la conosce e vuole sapere chi sarai mai questa Katie eccomi qui pronta! Katie è una fotografa irlandese che per anni ha lavorato in uno studio grafico. poi ha conosciuto suo marito Mick australiano e si è trasferita a Melbourne dove è stata assunta da un importante studio come Design Director. per anni si è domandata se quello fosse stato il suo vero lavoro nonostante le sue passioni per  il design. ogni giorno si trascinava al lavoro in maniera non soddisfatta come se ci fosse qualcos’altro che l’aspettasse dietro l’angolo senza capire cosa fosse. poi quando nel 2009 muore sua madre comincia a spronarsi  e mettere ordine nella sua vita. abbandona il suo lavoro grazie alla fortuna che le aveva lasciato la madre e il padre e comincia a pensare cosa fare. nei mesi successivi si rende conto che qualsiasi cosa fa gira intorno al cibo diventando sempre più una passione. decide così che sarebbe diventata la migliore pasticcera di cupcakes ma senza ottimi risultati, poi la migliore produttrice di biscotti glassati ma anche qui niente da fare, come pure la più brava sfornatrice di macarons ma neppure questo era il suo campo. dopo vari fallimenti e il morale a zero, una sera una idea la colpì! avrebbe unito la sua esperienza creativa con la passione per il cibo diventando una fotografa e food stylist. con questo entusiasmo comincia la sua carriera attrezzandosi di buone fotocamere, facendo dei corsi di fotografia, cucinando le ricette stagionali e sempre nuove. poi il suo tutor Mark Boyle gli suggerisce di aprire un blog on line chiamandolo “What Katie Ate” e da qui il libro. è un libro fatto con foto dal colore marrone e nero, stile vintage e un po' retrò, dove il set non è perfetto nella mise en place. qui non c’è la perfezione del cibo posto nel piatto garbatamente, non ci sono macchie o gocce di unto nella teglia o nei piatti. qui ci sono le posate sporche del cibo che si è appena mangiato, pezzi di formaggio e gocce d'olio sulla tavola, limoni spremuti e cibo spezzato posti però in maniera chic. e questo per me la rende speciale! uno stile inconfondibile. molto lontano dallo stile perfetto, bianco e pieno di luce della fotografia che si trova in giro e che a me non dispiace affatto! ma questo modo di comunicare di Katie  in maniera diversa mi affascina. mi sento attratta dalle pagine di questo libro e non vorrei mai riporlo nella libreria. è come se avesse una calamita! mi invoglia e mi stimola a cucinare, ad assaggiare quel cibo. un libro da sfogliare ma anche da mangiare non solo con gli occhi!
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lunedì 2 dicembre 2013

Dolce Mele Rosa !

e siamo già a dicembre! Natale è vicino e il freddo è arrivato all’improvviso portando con sé raffiche di vento e aria pungente. qualche fiocco di neve è caduto senza imbiancare troppo qui, mentre da lontano si vedono le vette innevate. l’inverno si è presentato ufficialmente ed io mi sono preparata delle fettine di Mela Rosa al succo d’arancia speziato. un toccasana per il corpo, per regalarci un momento di gioia al rientro a casa, dopo una giornata gelida. l’ideale è berlo nel pomeriggio, davanti al caminetto con delle amiche. caldo e profumato, ricco di calore e sapore per aspettare il magico Natale.
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martedì 26 novembre 2013

Filetti di maiale arrosto con contorno di prugne al vino rosso

questo secondo piatto di carne che sto per presentarvi è stato cucinato per iniziare un nuovo percorso culinario! ho cominciato a fare delle cene tra amici, amici degli amici e conoscenti nella mia cucina. queste cene si chiamano "Supper Club"- "Hidden Kitchen" cioè cene nascoste in case private con persone che si conoscono o anche why not, con dei perfetti sconosciuti. nuovi piccoli spazi in cui si va per condividere non solo la passione per il cibo ma anche interessi di tutt'altro genere come arte, musica, pittura, letture e design! cene per avere un'atmosfera famigliare, più raccolta ed intima. una moda americana in fatto di food che si è diffusa anche qui in Europa come a Londra e Parigi e che è stata importata in Italia e più precisamente a Milano da Lele e Melissa con la loro Ma Kitchen Hidden Supper Club. è da molto tempo che ci penso, rimandavo e rimandavo ancora fino a che un giorno  ho detto. "bisogna pure iniziare!?" e così è stato! voi dovete portare solo pance vuote insieme alla curiosità e la voglia di mangiare cose buone. per il resto penso io a tutto! un menù per ogni mese dove oltre che cucinare e ricevere ospiti, proponendo cibi di qualità e di stagione, curo personalmente lo styling della tavola, segnaposto originali, tovaglioli a righe, a quadretti in tinta con la tovaglia, bicchieri simpatici ecc...e altre sorprese per coloro che verranno, perché non tutto si può svelare! una cosa importante però ve la dico! sarete coccolati :-) e serviti per bene! un nome definitivo non l'ho ancora scelto. sono indecisa tra : Stasera cucino io! Under My Kitchen;  Ti cucino io! a cena da Carla o una sera da Carla. vorrei un vostro aiuto in merito e speriamo che anche qui ad Ancona possa funzionare questa nuova idea di mangiare tutti insieme in unica tavola :-)
tu chiamale se vuoi "Social Eating"

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venerdì 1 novembre 2013

questo piccolo cece nero

mi capita una o due volte al mese di andare nella Vallesina presso il Caseificio Piandelmedico dell' AziendaTrionfi Honorati.  ogni volta è sempre una sorpresa di gusti e bontà. si perché in questo caseificio non si vendono solo formaggi freschi, semi stagionati o stagionati tradizionalmente come: yogurt di bufala o di mucca (in vasetti di vetro o in bottiglie) robioline vaccine e bufaline, primo sale, ricottine, caciotte con il rosmarino, il tè  verde ;-) il finocchietto,  il pepe rosa, le spezie, il peperoncino e chi più ne ha più ne metta! ma anche marmellate e confetture, mostarde, gelatine di vino, salse e  salumi (la mortadella è una favola) farine di kamut e di cece nero, da cui vengono prodotti pane e prodotti da forno come grissini, biscotti e schiacciatine. poi ci sono i cosiddetti prodotti di nicchia come il Dadone blu, la Piattella, il Bucarello e la Gessatina che sono veramente sublimi. e non finisce qui perché hanno anche una coltivazione di canapa per la realizzazione di articoli cosmetici, come creme e saponi, prodotti alimentari come birra, formaggi. ho assaggiato i grissini fatti con i semi di canapa, sono da urlo!  in ultimo ma non perché non merita ma in quanto si raccoglie in questo periodo c’è questo piccolo cece nero. il cece nero è un legume tipico della Murgia Carsica (Presidio Slow Food). seminato sin dall'ottocento era consumato nelle famiglie rurali per darlo alle partorienti in quanto è ricco di proprietà nutrienti, in particolar modo del ferro (tre volte tanto la quantità presente in un cece comune) e sembra appunto che il colore scuro della buccia sia dovuto proprio alla quantità di ferro presente mentre il suo interno è di un color paglierino.
 
un legume piccolissimo, rugoso e irregolare! per me è stata una scoperta!
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lunedì 30 settembre 2013

bruschetta e crostata con i fichi !!

è giunto l'autunno con  suoi colori e profumi. settembre quest'anno è stato meraviglioso. mi sono goduta le sue giornate calde al giorno e fresche alla sera. bastava mettersi un pullover o un giacchino per riscaldarsi. si dormiva benissimo con la trapuntina e la finestra aperta. il mare poi...che dire...una favola! un'acqua così limpida, cristallina e trasparente non l'avevo mai vista! chi mi segue su Facebook potrà vedere le foto che ho messo l'altra settimana, così vede che dico la verità ;-) ho fatto anche lunghe camminate nei dintorni del mio paese, raggiungendo frazioni e borghi carinissimi, scoprendo angoli e scorci stupendi.  panorami della natura che sembrano un dipinto da quanto sono belli. da una parte avevo gli Appennini con il suo skyline grigio/celestino e dall'altra l'azzurro intenso del mare Adriatico. un incanto! i colori sono diventati più morbidi e caldi rispetto all'estate. spaziano dal marrone delle terre arate e coltivate al giallo, arancione e rosso delle foglie degli alberi che cadono. il verde è meno acceso ed anche le luci sono cambiate! i raggi del sole attraversano i rovi di more regalandoti un'atmosfera più soffusa e romantica. riesci ora a vedere il colore giallo/arancione del sole che tramonta dietro le montagne senza dover mettere gli occhiali da sole. cambiano anche i frutti e i raccolti. fichi, mele, uva, melograno e giuggiole sono disponibili ora al mercato. ma chi ha ancora la fortuna come me di incontrarli per le stradine di campagna o di averli un po' nel giardino e un po' di prenderli dal contadino la qualità e il gusto è sicuramente migliore. un cestino di fichi verdi mi è stato regalato ed ho preparato due ricette: una salata e una dolce. e poi chissà se riuscirò a fare anche un primo e un secondo con questo zuccherino frutto che sta conquistando il mio palato. questi contrasti di sapori mi piacciono molto!
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lunedì 12 agosto 2013

a tutto pomodoro!

eh si perché le piante del pomodoro sono giunte a maturazione con il sole che finalmente si è degnato di arrivare e con le temperature elevate dell'altra settimana questi ortaggi sono esplosi in intensi colori del rosso, giallo e arancione!  coglierli dalla pianta è meraviglioso anche se mi lascia le dita della mano di un colore verdino ed anche se mi incomincia a pizzicare tutte le braccia! ma ne vale la pena! adoro come ormai saprete, mangiarli direttamente dalla pianta ;-) sono così buoni!  oltre a farne un'insalata con della frutta che ho provato giorni fa e che poi vi farò vedere, oggi si va con la pappa al pomodoro che è senz'altro una di quelle ricette che invogliano a mangiarla dato che è un unico piatto dove si utilizza anche il pane raffermo e soprattutto, per farla bene ci vuole quello toscano!
 
quindi viva la PAPPA AL POMODORO di Juls' Kitchen :-)
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martedì 24 luglio 2012

i colori delle bietole !


quando il tempo fuori è grigio e non solo fuori, io ho bisogno di colore, di positività e di energia per ricaricarmi e tirare fuori i colori dell’anima che in questo momento sono solo sfumature di grigio appunto! ho bisogno di andare oltre. al di là delle siepe, delle nuvole e del malumori. sabato scorso giocando in anticipo sulle previsione delle condizioni meteo che annunciavano arrivi di temporali e abbassamento delle temperature, mi sono recata all’orto per raccoglie queste biete colorate. un bel cesto di coste che vanno dal rosso intenso all’arancione, dal fucsia al rosa per poi arrivare al giallo.
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giovedì 17 maggio 2012

Salutiamoci con sugo di fava e pomodorini !!

ecco la ricetta con la tenerissima fava raccolta all’Orto!! un bel sughetto per accompagnare delle tagliatelle di semola di grano duro con cacao e peperoncino (specialità umbra)! un pacco di pasta che mi ha portato mia figlia quando è stata in gita scolastica circa un anno fa nei pressi di Castelluccio. oltre a questo pacco di pasta al cioccolato e peperoncino mi ha portato, un altro con la cannella, la famosa e conosciutissima lenticchia di Castelluccio di Norcia, un barattolino di miele con zafferano e dei sacchetti di riso alle fragole, sale alle rose e dell'amaranto. ha speso tutto quello che aveva per portarmi queste prelibatezza, in quanto sa che sua madre va pazza per le cose buone e ricercate :) ed era anche ora che lo tiravo fuori dalla dispensa questo bel pacco di pasta, altrimenti sarebbe restato lì senza consumarlo e sarebbe stato un vero peccato! poi in rete è partitto un contest indetto dal un bel quartetto di donne: Brii, Lo, Stella e Cobrizo che ha realizzato il simpatico logo - per dare via ad una iniziativa "Salutiamoci, mangiare bene per stare bene". un modo pe rimpararre a cucinare qualcosadi buono e sano e conoscere il giusto rapporto tra cibo e salute rispettando la stagionalità. il cibo è molto importante per prevenire i tumori e alte malattie che oggigiorno sono sempre più frequenti e di cui ogni anno purtroppo l'età si abbassa di molto! quindi prevenire è meglio che curare!
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mercoledì 9 maggio 2012

L'orto Antico nella Cocotte Staub !!

L’orto nel piatto! ops nella Cocotte! eggià, ho messo queste piantine di pomodoro nelle deliziose cocottine di ceramica rosso fuoco! ieri avevo bisogno di staccare e quindi me ne sono andata all’OrtoAntico. e in queste giorni c'è tanto lavoro da fare! quanto c’è da seminare! pomodori, peperoni, peperoncini, erbe aromatiche, fagioli, patate ecc…c'è qualche volontario? :-) le varietà di pomodori sono moltissime e questa che vedete nella cocottina rossa è la varietà Prince of the Trial. si prende una piantina ad una, ad una per poi metterla nei vasi di torba. qui resterà una decina di giorni, il tempo di crescere 10/15 cm e poi verrà interrata nei solchi fatti con l’aratro. ma prima di fare questo lavoro, ho bisogno di una mezz’ora di rilassamento e il mio rilassamento consiste nel godermi i frutti che la natura offre cioè quelli che in realtà abbiamo piantato noi che facciamo parte di questa Associazine Culturale. in questo posto di campagna mi rigenero, sto in pace con me stessa ed è come se ritornassi bambina. quando mi buttavo distesa sui campi di grano, nascondendomi  tra le spighe. mio padre mi cercava. io non rispondevo e tra le spighe sbirciavo la scena. che ridere. poi alla fine uscivo fuori e mi facevo vedere con il sorriso sulle labbra. Ah che tempi di beatitudine e di felicità! e soprattutto di spensieratezza!  si lo so che non ci si deve buttare sopra le spighe perché il grano si rovina ma chi non ha mai provato a farlo? alzi la mano? essere distesi su un campo di grano, con il capo all'insù e guardare il cielo blu con le scie bianche degli aerei è di una bellezza che non so esprimere in parole. ma mi riempe il cuore di gioia.
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giovedì 3 maggio 2012

Spaghetti alla chitarra o troccoli pugliesi!

Questo post lo dedico a mia madre che con tanto amore, passione e volontà ha dedicato la sua vita alla cucina e che in questa giornata di sole si è sottoposta ad un intervento al ginocchio! incrocio le dita! da molto tempo volevo condividere con voi questa ricetta che mi ricorda le grandi abbuffate che facevo con i miei cugini quando si andava a passare l’estate in Puglia. eh si perchè d'estate io con la mia famiglia si andava a San Severo dove sono ora rimasti alcuni dei miei zii...e poi tutti al mare nei meravigliosi posti del Gargano :) Vieste, Pugnochiuso, Vico Garganico, Mattinata ecc...erano le mie mete di mare e la foresta umbra era un'oasi di pace e tranquillità dopo una assolata giornata di sole :) quando si arrivava dai miei zii era tutta una festa! la tavola era imbadita con tantissimi cibi del posto. mozzarelle e formaggi divini di cui ancora ricordo il sapore  e la bontà, passate di pomodoro fatte in casa accoglievano i primi piatti con una genuità  insuperabile! e questo tipo di pasta fatta in casa era uno dei must di allora e sei poi se li vogliamo condire con un bel sughetto tutto corposo che si avvinghia allo spaghetto, ne viene fuori un primo da leccarsi i baffi ;-) in Puglia si chiamano “Troccoli” e si differenziano da quelli abruzzesi per lo spessore in quanto sono più grossi. Così un giorno di marzo, ci siamo messe con molta pazienza (io e mia madre) a impastare questo semolino e per fortuna che accanto a me c’era Lei che mi aiutava a capire come fare perché, la per là sembra una ricetta semplice, ma in effetti non lo è, se poi ci aggiungiamo il fatto che io sono una principiante in fatto di pasta fatta in casa, capirete meglio la mia difficoltà. ma piano piano riuscirò a fare bene e da sola anche questa pasta…diciamo che è stata una bella impresa anche per mia madre che è una veterana in materia, perché abbiamo avuto dei problemi con la macchina della pasta, ma tutto poi si è risolto!  ne sono usciti dei spaghetti in perfetta forma al cubo. secondo la tradizione vengono fatti con uno strumento di legno chiamato chitarra e da qui appunto l’origine del nome, ma se non avete questa deliziosa chitarra, si può usare la machina della pasta, come abbiamo fatto noi. è un piatto che mi piace assai ;-)
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martedì 27 marzo 2012

Andar per erbe spontanee o di campo!

Sarà l’aria primaverile, sarà il cambio dell’ora, sarà che poi la vita non va mai per il verso giusto che mi accorgo solo ora che son qui a scrivere dopo circa un mesetto dall’ultimo post! aspettavo con trepidazione e felicità queste giornate tiepide e assolate per fare delle belle camminate e respirare aria buona tra le colline e il mare ma la pigrizia mi assale. Ho giusto fatto l’altra settimana una bella raccolta di erbe spontanee cioè quelle che la natura è pronta ad offrire senza bisogno di coltivarle dato che marzo è il mese giusto per trovarle e raccoglierle. così io con mia madre siamo andate nella campagna vicino all’orto. ho imparato finalmente dopo tanto tempo che lo desideravo a riconoscere queste erbe ed anche ad apprezzarle. armate di cestino, coltellini e pazienza siamo andate alla raccolta  di queste erbe commestibili. ora posso dire che almeno tre o quattro le so riconoscere: le famose poppole  o papavero, le sprane quelle che hanno sulla foglia delle setole e dei spini quindi aspre al tatto, la lattuga selvatica e il crespino o crespigne quelle che hanno le foglie appunto pungenti ma sono più dolci rispetto alle altre. poi ce ne sono tante altre come le cime di rapa o il dente del leone ecc ma in altre zone della campagna e della regione. e fra un mesetto in altre zone come sulle colline ci saranno gli asparagi. abbiamo passato una giornata rilassante, all’aria aperta, condivisa con mia madre che mentre ci chinavamo a raccoglierle, mi raccontava di quando a casa sua se ne mangiavano moltissime e fatte in mille modi. io ho voluto seguire la tradizione contadina marchigiana, cioè saltate in padella con olio, aglio e rosmarino e mangiarle come contorno ma con altre ho farcito una pasta sfoglia aggiungendo lo speck e il gorgonzola dolce per dargli un sapore più appettitoso. con altre erbe ancora e aggiungendo dei pomorini rossi ho preparato un altro buon contorno sempre marchigiano :)
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martedì 28 febbraio 2012

La stracciatella in versione abruzzese

Il sole splende da più di una settimana sulle mie colline e la neve sta scomparendo. l’aria è quasi primaverile e mite ed io mi sto rigenerando e rifiorendo come una pianta. Le cose da sistemare sono molte ma piano piano farò tutto. Il terrazzo è stato ben lavato e pulito e il giardino l’ho quasi sistemato. Peccato che molte piante sono andate distrutte dalla neve. le primule però sono rimaste intatte come pure il gelsomino ha retto bene ma altri arbusti si sono rovinati o spezzati. per nostra fortuna, le grondaie e le tegole della mia casa hanno sopportato bene il peso della neve ma per altri invece sono andate distrutte come certe tubature che non hanno retto alle temperature troppo gelide. ma il sole mi sta priportando il buon umore. quando mi affaccio al balcone o se cammino per strada sento il rumore leggero della neve che si scioglie. le vie sono piene di piccoli ruscelli che con il loro scorrere lento dell’acqua mi danno un senso  di calma e silenzio. le colline cominciano a riprendere il colore verde dell’erba. i tramonti sono spettacolari, sono caldi e colorati, vanno dall’arancione al rosso intenso per poi terminare con lo stesso colore ma più pallido e  tenue e il sole con la sua luce luminosa scende sempre dietro gli Appennini. è bello vedere di nuovo sbucare l’erba dai campi. è bello sentire anche il cinguettio di quei poveri uccellini che ce l’hanno fatta a sopravvivere al freddo. è bello vedere la natura rigermogliare. rimani incredula di come si possa passare nel breve tempo (della durata di una quindicina di giorni) da un mondo all’altro senza spostarsi. rimani sorpresa di come il tempo possa scombinare e stravolgere la vita delle persone  e della natura che ti circonda. ora però il paesaggio è colorato :) e il colore bianco sta lasciando il posto ai colori brillanti e allegri della primavera. carnevale è passato inosservato lasciando una piccolina traccia. e nel periodo polare molte minestre, zuppe e brodi caldi hanno riscaldato i nostri corpi infreddoliti. tra i vari primi caldi preparati, un giorno mi è venuta in mente di fare la stracciatella nel modoin cui si prepara nelle regione dell'Abruzzo. la stracciatella...mmh...quanti ricordi mi riportano alla mente. una volta era sempre presente nei menù delle Cresime, Comunioni o matrimoni. non c’era un pranzo di cerimonia senza avere come primo piatto la stracciatella. poi con il tempo è passata di moda  e il suo uso non è stato più apprezzato e richiesto. ma a me è sempre piaciuta e questa che vi presento è in versione abruzzese. me l’ha fatta mangiare tanto tempo la suocera di mia cugina Daniela che vive a Pescara quando ero ospite da Lei. l’ha preparata per noi dicendomi che questo piatto si usava anticamente nell’entroterra abruzzese. mai avrei immaginato che l’insalata nel brodo si abbinasse così bene! 
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lunedì 16 gennaio 2012

Lo stoccafisso all'Anconetana


Buon lunedì e buon inizio settimana! Le festività son finite e meno male perché qui non se ne poteva più di mangiare così èèèè!!! non siamo più abituati a mangiare pranzi con antipasti, diverdi primi e secondi e contorni. Per non parlare dei dolci, panettoni, torroni e chi più ne ha più ne metta. Quindi eccoci qua, ritornati alla quotidianità. pranzi regolari e cene sobrie e delicate fatte di zuppe e minestroni. Però prima di postare dei piatti più soft vorrei  condividere con voi questa ricetta della nostra tradizione marchigiana che si mangia alla vigilia di Natale (oltre al brodetto di pesce). lo stoccafisso all’anconetana! Questo piatto è molto rinomato e molto frequente sulle nostre tavole alle vigilie e quaresime e anche no. Eh si perché questo dello stoccafisso all’anconetana è un piatto decisamente importante qui nelle Marche. c’è anche un’Accademia e un libro “Stoccafissando” nati dall’amore di questo merluzzo proveniente dalle isole lofoten. divenuto da molto tempo “re” indiscusso (insieme al brodetto all’anconetana) della nostra cucina. a mio marito, mia madre e mio padre e parenti piace moltissimo, a me un po' di meno ma questo non vieta che non ne debba parlare. sissamai che un domani cambi idea :) e questa ricetta è stata tramandata a mia madre da un’anziana signora (anconetana doc) che ora non c’è più. una persona squisita e molto carina nei nostri confronti. Barbara era il suo nome come quello della mia nonna paterna, ed era la mamma di amici di famiglia. quando i miei genitori avevano il ristorante mia madre cucinava questa ricetta al venerdì e divenne uno dei piatti del menù più apprezzato e più richiesto dai clienti! oltre al coniglio in porchetta e al vitello arrosto. Infatti la gente che proveniva da fuori Ancona e dalle Marche, se capitava nella giornata di venerdì ordinava come secondo lo stoccafisso perché fatto in questo modo non lo avevano mai mangiato. ed erano entusiasti perché aveva quel sapore gustoso e appetitoso che alla fine ci con il sughetto rimasto ci facevano anche la scarpetta :)
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sabato 24 dicembre 2011

Buona vigilia e...

...buon Natale! tra cucinamenti vari e sistemazione delle foto del viaggio, per poi postarle nei prossimi giorni, ho preparato ieri questo sughetto ai frutti di mare (in questo caso senza le code dei gamberi ma l'aggiunta di qualche pannocchia) che oggi a pranzo mangeremo con dei ciavattoni. mentre per mio marito stoccafisso con patate e un bel trittico di olive e capperi che se ce la farò a fotografare vi  svelerò anche la ricetta, all'anconetana !! alla sera mangeremo il solito brodetto di pesce del nostro mare e mentre si aspettarà il Natale giocando a tombola o a burraco, avrò messo a cucinare a fuoco basso, nella pentola grande, il brodo con il lesso e il cappone e gli odori vari per il pranzo del giorno più atteso dell'anno. brodo da servire con i cappelletti ed i tagliolini per mio padre, lesso accompagnato dalla salsa verde fatta con prezzemolo, aglio, alici, uova soda e mollica di pane imbevuta nell'aceto e...tante altre delizie della nostra tradizione marchigiana e non (qualcosa anche di quella pugliese). non tralasciando i dolci come il tiramisù che non può mancare, le mandorle ricoperte di cioccolato, pandoro farcito con crema chantilly e gocciole di cioccolato, spumante e limoncello per digerire il tutto :) giornata intensa quella di oggi ma speciale per chi, ancora come me ama questa festa che racchiude un pacchetto pieno di valori, non economici :)
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lunedì 21 novembre 2011

No knead bread (pane senza impasto) con zucca e semi di papavero :)

Quando lessi questo post di Elena era proprio in questo mese dell’anno (nemmeno a farci apposta) solo che era il 2007! Lei allora viveva a Boston con la sua famiglia e aveva sul lato  destro del blog una foto di una bambina piccola e bionda con in mano un bicchiere di latte! E come Header aveva una foto di un bel mazzo di rosmarino in fiore! Il nome del suo blog “ComidaDeMama” vuol dire “Il cibo della mamma” J. Oltre alle ricette di cibo postava anche i viaggi che faceva, come quelli a New York dandoci informazioni e indirizzi vari sui Food Market, locali e negozi. Mi ricordo che quando leggevo i suoi post  mi perdevo nelle sue foto e nei suoi racconti e sognavo davanti allo schermo del PC perché andare a NY era sempre stato un sogno per me! Allora ancora non avevo aperto un blog di cucina ma avevo iniziato a leggere on line le prime Food blogger come Sigrid alias cavoletto, Elena alias ComidaDeMama e Cuoche dell’altromondo alias Alex e Marina ora divenuto Foto e fornelli alias Alex e altre ancora che già avevano anticipato quello che sarebbe stato poi il nuovo fenomeno nella blogsfera Italiana! una realtà sempre in continua crescita! Di cui molte ne hanno fatto un lavoro! Questa ricetta del pane senza impasto mi aveva colpito molto sia per la semplicità nel farlo (pochi sforzi) che per la bellezza del pane! Avevo visto anche il video. Dopo un anno di letture  anch’io ho aperto un blog di cucina, era il mese di marzo del 2008 e mi lanciai anch’io ad occhi chiusi nella rete :) e piano piano leggendo di qua e di là ho cominciato a conoscere virtualmente e non solo virtualmente ma anche di persona alcune persone che stanno dietro al blog ed a sperimentare le nuove ricette da ogni parte del mondo! Ecco in quel istante mi si è aperto un mondo davanti ai niei occhi, anzi una Bibbia della cucina! Mi piace conoscere nuovi sapori, nuovi ingredienti, nuove culture culinarie, mi piace sperimentare in cucina nuovi abbinamenti. e trovare allora le spezie e gli ortaggi che vedevo sul Web era un impresa ardua (oggi già va meglio) per fortuna :) Per fare questo pane mi occorreva una pentola di ghisa anche se avrei potuto farlo con un tegame di alluminio coperto con della carta argentata da forno. Ma a volte e forse direi molto spesso sono perfettina. Però quest’anno mi è stato donato il lievito madre, ho incominciato a impastare il mio primo pane in casa (che goduria) e poi ho avuto la mia prima Coccotte di ghisa della Staub! Ed allora mi son detta: “This the time” per provare il "No knead bread" cioè il pane senza impasto che spopola orami ovunque sulle pagine delle food blogger! Ma potevo farlo semplicemente con della farina io? No ma ti pare!? ho voluto farlo con l’aggiunta della zucca che ne avevo tantissima e non sapevo più dove metterla e dei semi di papavero :)

Quindi oggi ricetta del No Knead bread (pane senza impasto) con zucca e semi di papavero :)
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giovedì 27 ottobre 2011

Giovedì gnocchi!

eh si questo primo piatto faceva parte del menù del giovedì nella trattoria della mia famiglia. Gnocchi fatti in casa dalle mani esperte di mia madre che li preparava il giorno prima con le patate bianche e poi li surgelava per il giorno dopo. Non so quante quanti chili di patate pelava perché al giorno si servivano all'incirca 50 coperti, quindi immaginate un po’ voi la quantità di patate, io non ve la so dire e il giovedì la maggior parte dei clienti ordinava questo piatto. Il fatto che sia il giovedì il giorno stabilito per proporre questo primo credo che lo si debba attribuire alla tradizione cristiana in virtù del fatto che il venerdì era ed è per chi ancora lo vuole mantenere, il giorno dedicato alla penitenza, quindi si mangia/va il pesce "cibo magro"e di conseguenza il giorno prima appunto il giovedì era/è concesso fare uno strappo alla regola e regalarsi un piatto più sostanzioso. Si perché una volta c'era questa tradizione da seguire (non so se ancora è rimasta in qualche trattoria della zona). Quindi: Giovedì gnocchi, venerdì pesce e la domenica  vincisgrassi, lunedì brodo o minestrone :-) Da noi gli gnocchi venivano serviti con il sugo del ragù, con il sugo di pomodoro, con il sugo alla papera, ai quattro formaggi e negli ultimi anni avevamo abbinato agli gnocchi il sugo di pesce sia in versione bianca che in quella rossa. All’inizio i clienti rimanevano molto titubanti e un po’restii ad ordinarlo perchè non lo avevano mai provato e allora volevano andare sul sicuro preferendo mangiare gli gnocchi con i classici sughi ma poi noi lo consigliavamo vivamente e siccome la clientela fedele si fidava di quello che gli suggerivamo accettava di buon grado. E devo dire che poi è stato tutto un passa parola tra di loro perché quando ritornavano la settimana seguente non c’era bisogno di consigliarlo ma ordinavano subito senza esitazioni: gnocchi alla marinara! E quindi oggi vi vorrei proporvi questo piatto per me un pò nostalgico ma nello stesso tempo pieno di ricordi, perché non abbiamo più la trattoria, ma mia madre ora ogni giorno, che non fa altro che pensare a cosa si deve mangiare, ce li fa trovare non solo il giovedì ma anche gli altri giorni della settimana. E l’altro giorno avendo una piccola cassetta di patate blu di origine francese (non le “vitelottes”) ho voluto provare ad imparare a fare gli gnocchi pure io. Niente di più semplice  e facile!
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giovedì 13 ottobre 2011

Gli sciughetti o sughetti marchigiani ovvero la polenta dolce :)

L’altro giorno ero casa di mia madre e dopo varie chiacchiere culinarie arriva zia Silvana (la sorella minore di mia madre) portando in mano un vassoio contenente gli “sciughetti o sughetti”! Mi dice: Carla questi sgiughetti sono per tuo padre che ne va matto! E che cosa sono? Rispondo io! E’ un tipo di polenta dolce fatta con il mosto, assaggiala e vedrai che è buona.  A prima vista ho fatto una faccia con due occhi sgranati ma sono consapevole che mai dire “non mi piace se prima non si è provato” giusto? allora ho preso un cucchiaino per prenderne una piccola parte di questa polenta o gelatina rossa. Si perché per me rassomiglia molto a una gelatina. Ma appena  comincio a deglutire quella piccola dose rimango stupita e meravigliata! Ne prendo un altro cucchiaino e dico a me stessa che non è niente male! Mio padre mi guarda e mi domanda: allora? Che ne pensi? Lo sai che questo è un antico piatto contadino della nostra terra. Lo mangiavo spesso quando ero ragazzo. E tua zia sapendo che mi piace molto me l’ha portata. Lei, la zia ci tiene molto a tramandare le vecchie tradizioni e a far contenta le persone a cui vuole bene. A questo punto ci siamo date appuntamento nella sua cucina per insegnarmi la ricetta. e considerato il fatto che ancora in alcune zone la vendemmia non è terminata grazie al tempo clemente e sperando che ancora anche voi riusciate a trovare al mercato dell’uva fragola, vi rimando questo piatto antico della tradizione contadina marchigiana, vi va?
Prima della ricetta qualcosa in vernacolo :)
Setembre, uva, vendemia e mosto.
E col mosto, la farina de grà o de'
granturco, njaltri ce famo i sciughetti.
E' un dolce bono 'mbel pò.
Fe nulì el mosto po ce butè la farina.
Dovè girà 'ntun pentolò cume
se fa cu la pulenta. Ala fine ce
metè le noci o le mandule
bele tritate. Fe bulì un tantì e pò
verzè 'ntun piato per falo rafredà.
'Na squisiteza, un dolce tipico de
stu periodo. Na volta i cuntadini li
preparavane per purtali in paese
in dono ale persone impurtanti
in zegno de stima e de usequio.
Se preparane pure 'nte culal'tre
pruvince marchigiane.
li chiamane "sughitti" a Macerata
e Pesaro, i "sapetti" ad Ascoli.
Niente a che vedè con le verziò
industriali,mejo lascià perde!!!

Le dosi sono per ogni litro di mosto:

1 litro di mosto
200 gr di farina di mais
100 gr di noci tritate
*un cucchiao di zucchero

Si prende l’uva fragola (circa 700/800 gr) rossa e bianca e ci si ricava il  mosto spremendola bene bene. Ah se volete conservare il mosto per fare altri dolci o altre cose varie conservatelo una volta freddo in una bottiglia di plastica, nel surgelatore e all’occorrenza tiratelo fuori! Con il mosto da queste parti si fanno anche le ciambelline e il pane. Questa ricetta della ciambellina di mosto la devo chiedere all’altra zia che la sa fare bene :) Allora dicevo una volta spremuta l’uva la si versa nella Cocotte di ghisa che usarla per questa occasione è un vero must! Meglio di così non si può! La si fa bollire e schiumare per circa 30 minuti o sino a che il liquido non si è ridotto della metà e infine si fa raffreddare. Questa operazione si può fare anche il giorno prima. Una volta che il mosto è freddo si aggiunge lo zucchero (un cucchiaio) e lo si fa bollire appena cioè il tempo che si sciolga. Versare ora a pioggia la farina di mais e girare con un cucchiaio di legno o altrimenti con una frusta. Cuocere per circa 20 minuti a fuoco basso fino a che non si ha la consistenza della polenta. Spegnere il fuoco e aggiungere le noci tritate mescolando bene. Versare il tutto su un piatto grande o vassoio di legno o in ciotoline facendola raffreddare. A questo punto la polenta diventa come una gelatina :) Una volta si usava mettere metà farina bianca e metà farina gialla, o solo farina bianca o come in questo caso solo farina gialla, ma mia zia preferisce farla con la farina di mais perché le sembra che rimanga più consistente e corposa. Voi potete provarla come volete. Devo ammettere che il gusto è decisamente dolce e particolare (direi anche che si potrebbe togliere la dose dello zucchero), la croccanteza delle noci le conferisce quel tocco che non guasta e che serve a spezzare la morbidezza del composto e alla fine della fiera direi che questi piatti antichi della nostra tradizione sono fatti con pochi ingredienti, semplici ma buoni! :)

Questa polenta che vedete nel colore rosso violaceo è fatta con uva fragola rossa ed è quella che mia zia ha portato a mio padre, mentre quella nelle foto su in alto (di color marrone) è preparata con uva fragola bianca e uva fragola rossa. Queste caramelline sono dei piccoli esperimenti che ho fatto io, non proprio riusciti.  Ho messo le foto solo perchè a vederli sono carini altrimenti oltre al fatto che lo zucchero veniva assorbito rapidamente dalla polenta il tasso zuccheroso era troppo alto! però senza il contorno dello zucchero e serviti in pirottini può essere un'idea sfiziosa e carina da portare in tavola per far conoscere dei nuovi sapori, perchè no?
Ultimo avvertimento: non mangiate questa polenta calda perché è decisamente lassativa  :)
Buona giornata a voi tutti!
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lunedì 26 settembre 2011

Lasagne in bianco!


Ben ritrovati! Come avete passato la Domenica? Che cosa avete preparato per pranzo ieri? Ecco io ho cucinato queste belle lasagne in bianco! Ah ne avevo una grande voglia, era parecchio tempo che non le mangiavo in versione vegetariana. Questa è un’alternativa alla classica lasagna rossa cioè quella fatta con il ragù che una volta qui dalle mie parti ma anche in Emilia Romagna, si mangiava per il pranzo Natalizio o alle feste mentre al giorno d’oggi si mangia quando si ha tempo per prepararle e in numerose varianti. E’ una pietanza che si porta anche quando si fanno delle scampagnate perché le lasagne sono buone anche fredde in quanto mantengono il loro sapore. A me però piacciono calde calde e ben cotte con quelle punte abbrustolite che quando le metti in bocca senti tutta la loro croccantezza e la besciamella deve essere abbondante perché deve colare quando tagli la sfoglia! ah che goduria per il palato! La sfoglia  non è come quella di una volta quando mia nonna la faceva solo con il mattarello ma ci si accontenta! Nella mia regione e in alcune zone dell’Umbria ci sono anche i vincisgrassi che sono una variante locale con una antica tradizione, vengono fatti con il ragù a cui vanno aggiunti le frattaglie o il tartufo. Ma oggi andiamo in bianco! Ah potete inserire anche altre verdure o ortaggi! Sbizzaritevi  nell’interpretazione!
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mercoledì 24 agosto 2011

Panna cotta ai fichi verdi con cardamomo e agar agar

L'estate è arrivata! Tardi ma è arrivata! Temperature caldissime qui sulle colline marchigiane e per rinfrescarsi un po' oltre al fatto di trascorrere serate in riva al mare sotto il Monte Conero, si cucina quel che si può e un dolce facile e veloce, ma che conquista un po' tutti ci voleva, in particolar modo ci voleva a me per darmi una carica di energia come pure mangiare tantissisma frutta. E in questo periodo i fichi la fanno da padrona, eh si questo è il loro periodo...solo che quelli neri quest'anno neanche l'ombra! cioè qualche frutto si è visto ma sono caduti prima che maturassero. Gli anziani del posto dicono troppo caldo e io dico ma se il caldo è arrivato ora! Mah! chi ci capisce è bravo! Allora mi sono accontentata di questi verdi che per carità vanno bene lo stesso, era solo un piccolo capriccio culinario ;-P Questi fichi verdi sono stati colti da me e dal gentile amico di famiglia che possiede un piccolo orticello con qualche albero da frutto in un paesino che si trova giù giù in pianura. Colti l'altro pomeriggio alle 14.30 e sottolineo l'ora perchè è da matti andare a raccogliere fichi a quell'ora dove il sole piombava fitto fitto sulle nostre teste! Un pomeriggio rovente, arrampicati su un fosso e con una zappa in mano per raggiungere i rami che avevano questi preziosi frutti maturi. Beh ecco io ero passata solo a sapere se aveva i fichi poi ritornavo, che non era urgente emi sono  raccomandata di non andarci a quell'ora, ma il Signor Mario ha insistito tanto che siamo andati. Vabbè poi sono stati 10 minuti ehehhh...e alla fine della fiera siamo salvi tutti e due ;-) Un bel Grazie Mario ci vuole! Un cestino di vimini lo abbiamo riempito e con alcuni ho provato a fare questa gustosa panna cotta mentre con il rimanente del raccolto confettura! Per chi volesse una variante alla solita panna cotta accompagnata con salsa al cioccolato, al caramello, ai frutti di bosco da proporre a casa come merenda pomeridiana o da servire agli ospiti come dessert dopo una cena all'aria aperta abbinata ad un bel flute di Prosecco freschissimo ecco direi che questa ricetta è un'idea azzeccata! 
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