ebbene si! questa è la ricetta originale del risotto fatto con la mela tentatrice :-) si perché la Mela Rosa dei Monti Sibillini è...così è!! quando la vedi ti viene voglia di morderla per sentirne il suo sapore, la sua succosità e la sua croccantezza! e più il tempo passa e più diventa colorata assumendo delle tonalità e delle striature più intense. la ricetta è della Signora Ionni Lia che abita nel Comune di Comunanza in Provincia di Ascoli Piceno e mi è arrivata via mail dal fiduciario della Slow Food Condotta del Piceno-Nelson Gentili. Signora Lia, non sa quanto mi rende felice, la ringrazio infinitamente per la sua cortesia e generosità. donare una ricetta antica è un gesto nobile. chissà da quanti anni questa ricetta si tramanda nella sua famiglia e chissà con quale cura è stata custodita. una volta si scriveva a mano su un foglio, oggi basta digitare dei tasti di un PC e scriverli su un file per poi inviarla con un semplice click! come semplice e delicato è questo risotto. mi ha subito ricordato il riso al latte (comfort food pieno di affetto per me) ma con l'aggiunta di queste piccole fettine di mela (chiamato personalmente frutto del desiderio) tagliate poi in piccoli pezzetti, diventa un primo piatto molto appetibile e profumatissimo.
giovedì 28 novembre 2013
martedì 24 luglio 2012
i colori delle bietole !
quando il tempo fuori è grigio e non solo fuori,
io ho bisogno di colore, di positività e di energia per ricaricarmi e tirare
fuori i colori dell’anima che in questo momento sono solo sfumature di grigio
appunto! ho bisogno di andare oltre. al di là delle siepe, delle nuvole e del
malumori. sabato scorso giocando in anticipo sulle previsione delle condizioni
meteo che annunciavano arrivi di temporali e abbassamento delle temperature, mi
sono recata all’orto per raccoglie queste biete colorate. un bel cesto di coste
che vanno dal rosso intenso all’arancione, dal fucsia al rosa per poi arrivare
al giallo.
giovedì 3 maggio 2012
Spaghetti alla chitarra o troccoli pugliesi!
Questo post lo
dedico a mia madre che con tanto amore, passione e volontà ha dedicato la sua
vita alla cucina e che in questa giornata di sole si è sottoposta ad un
intervento al ginocchio! incrocio le dita! da molto tempo volevo condividere con voi questa
ricetta che mi ricorda le grandi abbuffate che facevo con i miei cugini
quando si andava a passare l’estate in Puglia. eh si perchè d'estate io con la mia famiglia si andava a San Severo dove sono ora rimasti alcuni dei miei zii...e poi tutti al mare nei meravigliosi posti del Gargano :) Vieste, Pugnochiuso, Vico Garganico, Mattinata ecc...erano le mie mete di mare e la foresta umbra era un'oasi di pace e tranquillità dopo una assolata giornata di sole :) quando si arrivava dai miei zii era tutta una festa! la tavola era imbadita con tantissimi cibi del posto. mozzarelle e formaggi divini di cui ancora ricordo il sapore e la bontà, passate di pomodoro fatte in casa accoglievano i primi piatti con una genuità insuperabile! e questo tipo di pasta fatta in casa
era uno dei must di allora e sei poi se li vogliamo condire con un bel sughetto tutto corposo che si avvinghia allo spaghetto, ne viene
fuori un primo da leccarsi i baffi ;-) in Puglia si chiamano “Troccoli” e si
differenziano da quelli abruzzesi per lo spessore in quanto sono più grossi. Così
un giorno di marzo, ci siamo messe con molta pazienza (io e mia madre) a impastare questo semolino e per fortuna
che accanto a me c’era Lei che mi aiutava a capire come fare perché, la per là sembra
una ricetta semplice, ma in effetti non lo è, se poi ci aggiungiamo il fatto che
io sono una principiante in fatto di pasta fatta in casa, capirete meglio la
mia difficoltà. ma piano piano riuscirò a fare bene e da sola anche questa
pasta…diciamo che è stata una bella impresa anche per mia madre
che è una veterana in materia, perché abbiamo avuto dei problemi con la macchina della
pasta, ma tutto poi si è risolto! ne sono
usciti dei spaghetti in perfetta forma al cubo. secondo la tradizione vengono fatti con uno strumento di
legno chiamato chitarra e da qui appunto l’origine del nome, ma se non avete
questa deliziosa chitarra, si può usare la machina della pasta, come abbiamo
fatto noi. è un piatto che mi piace assai ;-)
martedì 27 marzo 2012
Andar per erbe spontanee o di campo!
Sarà l’aria primaverile, sarà il
cambio dell’ora, sarà che poi la vita non va mai per il verso giusto che mi accorgo
solo ora che son qui a scrivere dopo circa un mesetto dall’ultimo post! aspettavo
con trepidazione e felicità queste giornate tiepide e assolate per fare delle belle
camminate e respirare aria buona tra le colline e il mare ma la pigrizia mi
assale. Ho giusto fatto l’altra settimana una bella raccolta di erbe spontanee
cioè quelle che la natura è pronta ad offrire senza bisogno di coltivarle dato
che marzo è il mese giusto per trovarle e raccoglierle. così io con mia madre siamo
andate nella campagna vicino all’orto. ho imparato finalmente dopo tanto tempo che lo desideravo a riconoscere queste erbe
ed anche ad apprezzarle. armate di cestino, coltellini e pazienza siamo andate
alla raccolta di queste erbe
commestibili. ora posso dire che almeno tre o quattro le so riconoscere: le famose
poppole o papavero, le sprane quelle che
hanno sulla foglia delle setole e dei spini quindi aspre al tatto, la lattuga
selvatica e il crespino o crespigne quelle che hanno le foglie appunto pungenti ma sono più
dolci rispetto alle altre. poi ce ne sono tante altre come le cime di rapa o il
dente del leone ecc ma in altre zone della campagna e della regione. e fra un
mesetto in altre zone come sulle colline ci saranno gli asparagi. abbiamo passato
una giornata rilassante, all’aria aperta, condivisa con mia madre che mentre ci
chinavamo a raccoglierle, mi raccontava di quando a casa sua se ne mangiavano
moltissime e fatte in mille modi. io ho voluto seguire la tradizione
contadina marchigiana, cioè saltate in padella con olio, aglio e rosmarino e mangiarle come contorno ma con altre ho farcito una pasta sfoglia aggiungendo lo speck e il gorgonzola dolce per dargli un sapore più appettitoso. con altre erbe ancora e aggiungendo dei pomorini rossi ho preparato un altro buon contorno sempre marchigiano :)
lunedì 16 gennaio 2012
Lo stoccafisso all'Anconetana
Buon lunedì e buon inizio settimana! Le
festività son finite e meno male perché qui non se ne poteva più di mangiare
così èèèè!!! non siamo più abituati a mangiare pranzi con antipasti, diverdi primi
e secondi e contorni. Per non parlare dei dolci, panettoni, torroni
e chi più ne ha più ne metta. Quindi eccoci qua, ritornati alla quotidianità. pranzi
regolari e cene sobrie e delicate fatte di zuppe e minestroni. Però prima di postare dei piatti più soft vorrei condividere con voi questa ricetta della nostra tradizione marchigiana che si mangia alla
vigilia di Natale (oltre al brodetto di pesce). lo stoccafisso all’anconetana! Questo piatto è molto rinomato e
molto frequente sulle nostre tavole alle vigilie e quaresime e anche no. Eh si
perché questo dello stoccafisso all’anconetana è un piatto decisamente importante
qui nelle Marche. c’è anche un’Accademia e un libro “Stoccafissando” nati dall’amore
di questo merluzzo proveniente dalle isole lofoten. divenuto da molto tempo “re”
indiscusso (insieme al brodetto all’anconetana) della nostra cucina.
a mio marito, mia madre e mio padre e
parenti piace moltissimo, a me un po' di meno ma questo non vieta che non ne debba parlare. sissamai che un domani cambi idea :) e questa ricetta è stata tramandata a mia madre
da un’anziana signora (anconetana doc) che ora non c’è più. una persona squisita e molto carina
nei nostri confronti. Barbara era il suo nome come quello della
mia nonna paterna, ed era la mamma di amici di famiglia. quando i miei genitori avevano
il ristorante mia madre cucinava questa ricetta al venerdì e divenne uno dei piatti del menù più apprezzato e più richiesto dai clienti! oltre al coniglio in porchetta e al vitello arrosto. Infatti la gente che proveniva da fuori Ancona e dalle Marche, se capitava nella giornata di venerdì ordinava come secondo lo stoccafisso perché fatto in
questo modo non lo avevano mai mangiato. ed erano entusiasti perché aveva quel
sapore gustoso e appetitoso che alla fine ci con il sughetto rimasto ci facevano anche la scarpetta :)
giovedì 27 ottobre 2011
Giovedì gnocchi!
eh si questo primo piatto faceva parte del menù del giovedì nella trattoria della mia famiglia.
Gnocchi fatti in casa dalle mani esperte di
mia madre che li preparava il giorno prima con le patate bianche e poi li surgelava
per il giorno dopo. Non so quante quanti chili di patate
pelava perché al giorno si servivano all'incirca 50 coperti, quindi
immaginate un po’ voi la quantità di patate, io non ve la so dire e il giovedì la maggior
parte dei clienti ordinava questo piatto. Il fatto che sia il giovedì il giorno
stabilito per proporre questo primo credo che lo si debba attribuire alla tradizione
cristiana in virtù del fatto che il venerdì era ed è per chi ancora lo vuole mantenere, il giorno dedicato alla penitenza,
quindi si mangia/va il pesce "cibo magro"e di conseguenza il giorno prima
appunto il giovedì era/è concesso fare uno strappo alla regola e regalarsi un
piatto più sostanzioso. Si perché una volta c'era questa tradizione da seguire (non so se ancora è rimasta in qualche trattoria della zona). Quindi: Giovedì gnocchi, venerdì pesce e la domenica vincisgrassi, lunedì brodo o
minestrone :-) Da noi gli
gnocchi venivano serviti con il sugo del ragù, con il sugo di pomodoro, con il sugo alla
papera, ai quattro formaggi e negli ultimi anni avevamo abbinato agli gnocchi il
sugo di pesce sia in versione bianca che in quella rossa. All’inizio i clienti
rimanevano molto titubanti e un po’restii ad ordinarlo perchè non lo avevano mai provato e allora volevano andare sul sicuro preferendo mangiare gli gnocchi
con i classici sughi ma poi noi lo consigliavamo vivamente e siccome la clientela
fedele si fidava di quello che gli suggerivamo accettava di buon grado. E devo
dire che poi è stato tutto un passa parola tra di loro perché quando
ritornavano la settimana seguente non c’era bisogno di consigliarlo ma
ordinavano subito senza esitazioni: gnocchi alla marinara! E quindi oggi vi
vorrei proporvi questo piatto per me un pò nostalgico ma nello stesso tempo
pieno di ricordi, perché non abbiamo più la trattoria, ma mia madre ora ogni
giorno, che non fa altro che pensare a cosa si deve mangiare, ce li fa trovare non solo il giovedì ma
anche gli altri giorni della settimana. E l’altro giorno avendo una piccola cassetta
di patate blu di origine francese (non le “vitelottes”) ho voluto provare
ad imparare a fare gli gnocchi pure io. Niente di più semplice e facile!

giovedì 13 ottobre 2011
Gli sciughetti o sughetti marchigiani ovvero la polenta dolce :)
L’altro giorno ero casa di mia
madre e dopo varie chiacchiere culinarie arriva zia Silvana (la sorella minore di
mia madre) portando in mano un vassoio contenente gli “sciughetti o sughetti”!
Mi dice: Carla questi sgiughetti sono per tuo padre che ne va matto! E che cosa
sono? Rispondo io! E’ un tipo di polenta dolce fatta con il mosto, assaggiala e
vedrai che è buona. A prima vista ho
fatto una faccia con due occhi sgranati ma sono consapevole che mai dire “non
mi piace se prima non si è provato” giusto? allora ho preso un cucchiaino per
prenderne una piccola parte di questa polenta o gelatina rossa. Si perché per
me rassomiglia molto a una gelatina. Ma appena comincio a deglutire quella piccola dose rimango
stupita e meravigliata! Ne prendo un altro cucchiaino e dico a me stessa che
non è niente male! Mio padre mi guarda e mi domanda: allora? Che ne pensi? Lo
sai che questo è un antico piatto contadino della nostra terra. Lo mangiavo
spesso quando ero ragazzo. E tua zia sapendo che mi piace molto me l’ha portata.
Lei, la zia ci tiene molto a tramandare le vecchie tradizioni e a far contenta
le persone a cui vuole bene. A questo punto ci siamo date appuntamento nella
sua cucina per insegnarmi la ricetta. e considerato il fatto che ancora in
alcune zone la vendemmia non è terminata grazie al tempo clemente e sperando
che ancora anche voi riusciate a trovare al mercato dell’uva fragola, vi
rimando questo piatto antico della tradizione contadina marchigiana, vi va?
Prima della ricetta qualcosa in vernacolo :)
Setembre, uva, vendemia e mosto.
E col mosto, la farina de grà o de'
granturco, njaltri ce famo i sciughetti.
E' un dolce bono 'mbel pò.
Fe nulì el mosto po ce butè la farina.
Dovè girà 'ntun pentolò cume
se fa cu la pulenta. Ala fine ce
metè le noci o le mandule
bele tritate. Fe bulì un tantì e pò
verzè 'ntun piato per falo rafredà.
'Na squisiteza, un dolce tipico de
stu periodo. Na volta i cuntadini li
preparavane per purtali in paese
in dono ale persone impurtanti
in zegno de stima e de usequio.
Se preparane pure 'nte culal'tre
pruvince marchigiane.
li chiamane "sughitti" a Macerata
e Pesaro, i "sapetti" ad Ascoli.
Niente a che vedè con le verziò
industriali,mejo lascià perde!!!
Le dosi sono per ogni litro di
mosto:
1 litro di mosto
200 gr di farina di mais100 gr di noci tritate
*un cucchiao di zucchero
Si prende l’uva fragola (circa
700/800 gr) rossa e bianca e ci si ricava il
mosto spremendola bene bene. Ah se volete conservare il mosto per fare altri
dolci o altre cose varie conservatelo una volta freddo in una bottiglia di
plastica, nel surgelatore e all’occorrenza tiratelo fuori! Con il mosto da
queste parti si fanno anche le ciambelline e il pane. Questa ricetta della ciambellina di mosto la devo chiedere
all’altra zia che la sa fare bene :) Allora dicevo una
volta spremuta l’uva la si versa nella Cocotte di ghisa che usarla per questa occasione
è un vero must! Meglio di così non si può! La si fa bollire e schiumare per
circa 30 minuti o sino a che il liquido non si è ridotto della metà e infine si fa
raffreddare. Questa operazione si può fare anche il giorno prima. Una volta
che il mosto è freddo si aggiunge lo zucchero (un cucchiaio) e lo si fa bollire appena cioè il tempo che si sciolga. Versare ora a pioggia la farina di mais e girare con un cucchiaio di
legno o altrimenti con una frusta. Cuocere per circa
20 minuti a fuoco basso fino a che non si ha la consistenza della polenta.
Spegnere il fuoco e aggiungere le noci tritate mescolando bene. Versare il
tutto su un piatto grande o vassoio di legno o in ciotoline facendola raffreddare. A questo punto la
polenta diventa come una gelatina :) Una volta si usava mettere metà
farina bianca e metà farina gialla, o solo farina bianca o come in questo caso solo farina gialla, ma mia zia preferisce
farla con la farina di mais perché le sembra che rimanga più
consistente e corposa. Voi potete provarla come volete. Devo ammettere che il gusto è
decisamente dolce e particolare (direi anche che si potrebbe togliere la dose dello zucchero), la croccanteza delle noci le conferisce quel tocco che non guasta e che serve a spezzare la morbidezza del
composto e alla fine della fiera direi che questi piatti antichi della nostra tradizione sono fatti con pochi ingredienti, semplici ma buoni! :)
Questa polenta che vedete nel colore rosso violaceo è fatta con uva fragola rossa ed è quella che mia zia ha portato a mio padre, mentre quella nelle foto su in alto (di color marrone) è preparata con uva fragola bianca e uva fragola rossa. Queste caramelline sono dei piccoli esperimenti che ho fatto io, non proprio riusciti. Ho messo le foto solo perchè a vederli sono carini altrimenti oltre al fatto che lo zucchero veniva assorbito rapidamente dalla polenta il tasso zuccheroso era troppo alto! però senza il contorno dello zucchero e serviti in pirottini può essere un'idea sfiziosa e carina da portare in tavola per far conoscere dei nuovi sapori, perchè no?
Ultimo avvertimento: non
mangiate questa polenta calda perché è decisamente lassativa :)
Buona giornata a voi tutti!
giovedì 30 giugno 2011
Il fricchiò anconetano nella Cocotte Staub!
Lo conoscete questo piatto antico di verdure? E’ una ricetta contadina tipica delle mie parti e il suo nome è il “Fricchiò” ma so che in altre città d’Italia si conosce come il frecandò nel maceratese, la cianfrotta a Roma, la caponata in Sicilia, il ciambotto nell'Abruzzo e l’Iman Bavildi nella versione turca e…e.. chissà ancora quanti nomi avrà e quante versioni ci saranno non solo qui in Italia ma anche nel resto del mondo. Forse una simile ratatouille francese? Anche se questa è accompagnata da una salsa di peperoni. Ma Paese che vai nomi diversi che trovi! Una preparazione che poi ognuno a seconda delle tradizioni o no mette o toglie un po’ di quello che ha nell’orto o che trova sul mercato. Diciamo comunque che questo del cibo (come credo che lo sia anche per la musica) è un punto d’incontro con le varie culture che si percorrono lungo il mediterraneo o perché no al di là dell’oceano! Questa è la mia versione anconetana che mia nonna cucinava per mio nonno e che poi mangiavamo tutti in famiglia perché è appetitosa e stuzzicante!...son pomodorini, zucchine, melanzane, peperoni che si mettono in una cocotte con cipolla e pomodoro Ops! che si mettevano una volta in padella ora nella cocotte Staub!
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