domenica 7 marzo 2010

Vellutata Atto Secondo e l'arte nel piatto!

Vellutata di cavolo cappuccio rosso
Ecco cosa nè ho fatto dell'altra metà del cavolo cappuccio rosso. Un'altra vellutata morbida come il velluto dal colore viola intenso. Così conquistiamo sia il palato che la vista. Anche l'occhio vuole la sua parte no? Il procedimento è sempre questo solo che ho cambiato alcuni ingredienti. Al posto della zucca ho messo il mezzo cavolo cappuccio rosso e invece del sedano rapa questa volta ho messo quattro patate. Il tutto accompagnato da qualche cialda al cuor di formaggio grattuggiato, fatto scaldare in padella e delle cime di rapa lessate, che in questo periodo se ne trovano in abbondanza. Guarnite il tutto con un filo di olio e.v.o. e il pranzo è pronto. Leggero ma nutriente :-)

Vellutata di cavolo cappuccio rosso

In questi giorni ci sono diversi eventi qui dalle mie parti come credo anche negli altri posti d'Italia e quando si tratta di mettere insieme l'arte con la cucina io sono quasi sempre presente. A jesi, picola cittadina del posto, ma ben attenta all'arte e alla vita culturale, si è inaugurato il nuovo ciclo di incontri di storia dell’arte in Pinacoteca presso il Palazzo Pianetti, a cura dell'Assessorato alla Cultura e dai Musei civici e curato da Loretta Mozzoni, in collaborazione con Romina Quarchioni e Simona Cardinali della Pinacoteca. Nel Palazzo Pianetti c'è la Galleria degli Stucchi che con la sua lunghezza di circa 70 metri e la sala ottagonale dove si assiste alle conferenze è un posto di una bellezza strepitosa, con il suo  stile rococò tanto da prestarsi a confronti con le imprese del barocchetto mitteleuropeo.
Cime di rapa
Tutte le conferenze sono allietate in chiusura da assaggi inerenti alla tematica trattata, spaziando dal tè e ai dolci che si abbino a questa bevanda, dalla cioccolata al vino, dal cibo presente nel periodo Mediovale ai finger food coloratissimi. Cultura e gusto insomma! Una bella iniziativa!

Vellutata di cavolo cappuccio rosso

Ma lo sapevate la storia delle posate? o almeno conoscete l'uso e l'entrata in tavola della posateria? MariaRosa Schiaffino giornalista e scrittrice, originaria di Genova che vive ora a Milano, nè ha parlato mercoledì scorso alla conferenza "In punta di forchetta"- storia aventurosa delle posate (libro scritto da lei del 1988, ma fuori produzione! della casa editrice Idea Libri). Sapete perchè si chiamano posate? beh questa è semplice come domanda. Perchè sono poste sulla tavola! :-)  Però questi strumenti così quotidiani ai giorni nostri non erano invece così considerati ai tempi antichi. Ancor oggi ci sono popoli come gli Arabi, gli Africani, gli Indiani e i Cinesi che non usano le posate per mangiare ma bensì le mani o le bacchette (cinesi e giapponesi).

Le posate sono simbolo della civiltà della tavola. 

Vellutata di cavolo cappuccio rosso

Ora vi spiego il significato della triade delle posate:

1) il coltello è la posata più offensiva perchè taglia e incide;
2) il cucchiaio è quella invece meno offensiva ed è simbolo della femminilità e dell'innocenza;
3) la forchetta è la più divertente! Le prime forchette nascono in cucina e sono formate da due rebbi per prendere la carne. Dicesi forcina e strumento del Diavolo. Nel 300 in Italia la forcina era usata per "avvilluppare" i maccheroni e per tagliare la carne in aria, esibizione aerea :-) nel senso che con una mano si teneva la carne infilzata nella forcina e nell'altra si aveva un coltello per tagliarla e farla cadere nel piatto. Il termine giusto è trinciare diventando così una scena spettacolare. Nel 600 la forchetta serve invece per portare alla bocca il cibo, in particolar modo nei banchetti principeschi. Poi con il tempo diventa in uso anche nei ranghi più bassi. Nel 700 apparrecchiare la tavola diviene un'etichetta, con un minimo di 12 posate perchè 12 sono gli Apostoli. Iniziano così le decorazioni, le fantasie e i materiali come l'oro e l'argento. Ogni stile afferma nelle posate il suo valore. Nell' 800 le posate diventano più speciali e la rivoluzione tecnologica porta a produrre quantitavi non solo per i ricchi ma anche per il popolo, diventando così una "democratizzazione delle posate". Gli inglesi sono i primi a formare le leghe dei metallli. Anche il galateo assume sempre più importanza. Nel libro c'è un trafiletto in cui si dice: "poichè non siamo cannibali, dobbiamo toccare il cibo con le posate. Credo di poter affermare che la forchetta è stata una bella rivoluzione". Infine si arriva al design con i nordici (i svedesi), ma la loro estetica non andava bene per il nostro cibo, in quanto era limitata e la nostra cucina composta da minestre, maccheroni ecc. aveva bisogno di posate ben diverse come cucchiai più profondi, forchette con i rebbi più lunghi ecc. Castiglioni, il designer più famoso, ha sfondato diciamo così il mercato della  posateria, disegnando moltissimi modelli conosciuti in tutto il mondo! Ideali e funzionali per la nostra cucina mediterranea! Quindi si può dire che la cucina influenzza il designer ed ogni popolo esprime la sua cucina.
Vellutata di cavolo cappuccio rosso

Spero di non avervi annoiato ma ritenevo importante dirlo. Si parla di cibo e le posate sono un accessorio o uno strumento indispensabile, almeno per noi europei.

L'arte nel piatto

Il calendario degli incontri:

Mercoledì 10 febbraio - Tommaso Luccheti, Memorie ed immaginario di cioccolata ad arte: Storia, iconografia, antichi manufatti del nettare degli dei.
Al termine assaggio goloso di cioccolata calda e praline a cura dell’Enocioccogelateria Brunelli di Agugliano

Mercoledì 17 febbraio - Loretta Mozzoni, "Conversazioni dipinte. Salotti e buona società".
Al termine "venga a prendere il thè da noi" a cura di CosediTè.

Mercoledì 24 febbraio - Romina Quarchioni, "L'ebbrezza sacra: dal mito di Dioniso al tema biblico".
Al termine "si beve...ma senza eccessi" a cura dell'Enoteca Regionale - Sezione di Jesi

Mercoledì 03 marzo - Maria Rosa Schiaffino, "In punta di forchetta. Storia avventurosa delle posate".
Al termine "dolci al cucchiaio" a cura dell’Enocioccogelateria Brunelli di Agugliano.

Mercoledì 10 marzo - Fabrizio Lollini, "Il cibo nell'arte del Medioevo: i Mesi e i Tacuina Sanitatis".
Al termine "non solo verdure" a cura dell'Orto Antico con lo chef Matteo Renato.

Mercoledì 17 marzo - Simona Cardinali, "Incursioni di gusto: presenze di cibo nell'arte contemporanea".
Al termine "finger food...a colori"a cura dell'Orto Antico con lo chef Matteo Renato.

Tutti i mercoledì dal 10 febbraio al 17 marzo alle ore 18,15

Info:
Pinacoteca Civica di Palazzo Pianetti
Via XV Settembre 10 Jesi
Tel: 0731 538342/343

Ricordatevi che anche oggi l'arte è gratuita per noi donne!
Approfittatene! Andate a consultarvi on line qui!
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13 commenti

  1. Il colore della tua vellutata è fantastico..il viola a tavola credo dia un tocco di eleganua inaspettata (per questo amo molto anche le patate viola, che colore a parte, sono molto asciutte ideali per gnocchi con poca farina). Proprio ieri leggevo sulle origine della forchetta e sembra che sia apparsa per la prima volta a Parigi al Ristorante La Tour d'Argent, simbolo della ristorazione non solo francese ma addirittura mondiale. Ora non potremmo più farne a meno...ma in tempi passati per portare il cibo alla bocca si usavano le mani (anche alla corte del re) e mi viene da pensare all'eleganza (e igiene) delle tavole orientali, dove le bacchette venivano usate giá nella notte dei tempi.
    Grezie per il bel post!!

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  2. ma che colore meraviglioso!!!
    Me la sono immaginata in tanti bicchierini....

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  3. ciao carla!
    ma come si fa a non invidiare una cos' violacea vellutata? è bellissima e tentatrice, mi piace davvero un sacco!
    un abbraccio e, buona giornata!
    b

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  4. Ho imparato qualcosa che non conoscevo, la storia delle posate (poste)è molto interessante, grazie di averla scritta. Ciao, a presto

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  5. Buon lunedì a tutti!

    *Alex: ciao! adoro i colori a tavola come nella vita e questo viola è di un colore stupendo!

    *Alem: non male nei bichierini :) in dose centellinate ;)

    *Babs:tra il colore arancio della zucca e questo viola del cavolo cappucio rosso...ora voglio la tavola sempre colorata :)

    *giardinofiorito: nemmeno io la conoscevo questa cosa delle posate, ma bastava ragionarci un po' e forse ci veniva in mente ;) per questo ho detto semplice...perchè come sappiamo bene ogni nome viene dato sempe per un significato logico :)

    Quindi è'un piacere condividere con voi delle info interessanti dato che trattiamo il cibo e i suoi dintorni :)

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  6. Oltre che dal bel colore della tua vellutata, sono affascinata dalla storia delle posate. E'proprio vero, il design nordico per le posate è un po' scomodo, io ho un servito avedese (non dell'Ikea, svedese *vero*) e i cucchiai sono poco profondi e le forchette piccoline!

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  7. *onde99: eh si paese che vai usanze che trovi :) mannaggia che il libro è fuori catalogo...mi piacerebbe molto averlo :) chissà che non lo trovi su delle bancarelle di quache città italana?

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  8. Già il colore stupendo invoglia, chissà che buona poi...di gusto e di effetti positivi per il corpo! il cavolo fa gran bene!

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  9. La zuppa viola è bella e buona. Anche io l'ho preparata qualche mese fa: http://lacquadorosa.blogspot.com/2009/10/una-zuppa-tutta-viola.html. Ma è soprattutto interessante la notizia delle posate. Come sempre sei una fonte munifica!!!

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  10. *terry: già oltre al colore il cavolocappucio ha anche proprietà antiossidanti ed è ricco di vitamine...quindi perchè non approffitarne? :)

    *lacquadorosa: anche tu...il viola predomina in questo periodo ehhh! bene bene :) perchè dato che fuori il tempo è dei peggiori che potessse capitare negli ultimi dicamo 10,20,30 anni??? Mettiamo il sole nei piatti spernado che arrivi questa benedetta primavera!
    Anche a me ha incuriosito molto le informazioni sulle posate e il libro devi vedere che belle illustrazioni d'epoca che ha...peccato che non si trovi :(

    A presto!

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  11. Questa vellutata viola fa pendant con quelle graziose scarpettine viola che calzano piedini in calze viola sotto un velo di gonna viola: perfetto!
    :D
    a.o.

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  12. Nei lontanissimi anni settanta Achille Castiglioni è stato il mio professore di design, pensa!

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  13. *a.o.: non si vede che mi piace il viola vero :)

    *dede: ma dai dede! Che fortuna! E' stato un grande nel mondo del design e tu hai avuto l'onore di averlo conosciuto? e ti ha insegnato pure? Penso che avrai dei ricordi stupendi? :)

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